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Mondiali 1994: Italia-Spagna 2-1

10/04/2020

Puro spirito e purissimo genio. Ha vinto l’Italia e ha perso il demone spaventoso che per tre volte ci aveva alitato in faccia il fiato di un orribile, invevitabile mattanza. Contro Norvegia e Nigeria, l’istinto di sopravvivenza aveva avuto il sopravvento su un destino già scritto, ribaltandolo. Ieri, nulla sembrava arginare il corso degli avvenimenti. Il pari della Spagna, su autorete ad inizio di ripresa; il tracollo prossimo, imminente. L’Italia era un vescica d’aria sballottata da mani sconosciute. Ci voleva il genio, oltre che lo spirito. E arrivato a due minuti dalla fine, come con la Nigeria. Allora ci rianimò, adesso ci sospinge. Ha segnato Roberto Baggio, naturalmente. Prima aveva segnato Dino Baggio, ovviamente. Nei loro nomi c’e la decalcomania dell’Italia che da stasera è in semifinale.

Non era stato difficile capire attraverso quali arterie sarebbe corso il flusso vitale della partita. Italia a cercare il gol attraverso una manovra elaborata e un pò troppo lenta, Spagna dedita a un possesso scientifico del pallone, esplicitamente sotterrato a ritmo infimo. Clemente impania le punte azzurre con una difesa a cinque, incluso il libero Nadal, l’Italia ci mette ferrea attenzione nel non sguarnirsi, per evitare di concedere agli spagnoli il contropiede, materia in cui sembrano particolarmente ferrati, soprattutto con l’ausilio delle due fasce, dove potrebbero distinguersi Ferrer a destra e, a sinistra, Otero.


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Si gioca inguainati nella nebbia, i riflettori dello stadio sono accesi per aiutare la visibilità. Quel che si vede bene è la decisione degli spagnoli nel puntare Baggio (Alkorta a uomo) e nel frenarlo prima che si muova (Alkorta ammonito). La prima palla che avvicina l’Italia al vantaggio la trascina Massaro da metà campo al limite dell’ area avversaria, batte in velocità Nadal e piazza un cross sul quale Roberto Baggio cerca il diagonale forbito, il difensore Nadal rimedia in angolo. La Spagna presidia, però sembra piu’ statica degli azzurri. Manca dinamismo non solo sulle fasce, dove di solito abbonda, ma anche nell’ articolazione dei passaggi.

L’unica risorsa è il tiro da lontano (Caminero al 20′ ) centrale per Pagliuca. Forse un caso, forse è spirito di emulazione, però cinque minuti dopo, Dino Baggio prova anche lui, dai venti metri leggermente defilato a sinistra. Il suo destro, preparato da un’ abilissima opera di conservazione di palla di Donadoni, si staglia a mezza altezza, nell’angolo a destra di Zubizarreta. Aspettavamo il gol per condurre la partita se non a piacimento, certo seguendo canoni privilegiati. Invece, per tre minuti, l’Italia sbanda per propria immaturità. Palle perse a centrocampo, una regalata da Maldini, un’altra servita da Pagliuca riconsegnano l’iniziativa alla Spagna che la usa per due soluzioni aeree (entrambe di Caminero). L’Italia capisce che è il contropiede in velocità lo strumento di precisione, anche se quest’ultima difetta a Conte, dopo la solita interferenza di Dino Baggio sull’avversario e lo scambio stretto con Roberto Baggio.


Il suo momento sembra tornare al 43′, su punizione, ma il tiro esce di un metro. E’ una discreta Italia che dovrebbe solamente applicarsi con intelligenza nella ripresa, quando entra Signori, che va a sinistra, ed esce Albertini (in debito d’ossigeno) sostituito nel ruolo di centrale di centrocampo da Donadoni. Ma si nota immobilità , se non proprio attendismo. Stanchezza? Forse. Imprudenza sicuramente. Perchè la Spagna trova il pareggio al 13′ e solo al culmine di troppe disattenzioni azzurre (Conte e Signori), di un buco in mezzo all’area e di un tiro di Caminero, beffardamente deviato da Benarrivo. Se alla modestia si accoppia la sfortuna difficile salvarsi.

Così l’Italia, per dieci minuti almeno, resta nei pugni dell’ avversario: Conte smarrisce ancora una pericolosissima palla in area, Pagliuca deve deviare un diagonale sinistro di Goicoechea. Giocano gli allenatori, adesso: Clemente inserisce Julio Salinas, una punta, per vincere. Poi Hierro per Bakero. Sacchi replica con Berti al posto di Conte. E proprio Berti ha due occasioni: la seconda, in girata vede la deviazione di Zubizarreta (31′). Dino Baggio è sempre l’uomo che si carica l’Italia in spalla: sue le iniziative che scuotono la squadra dal torpore. Purtroppo, cominciano a vacillare le gambe: di Benarrivo, di Tassotti, di Donadoni. Al 37′, non scatta il fuorigioco per un colpevole ritardo di Maldini, Pagliuca esce, si ferma, rincula, si fa sotto di nuovo quando ormai Julio Salinas batte sicuro: salva di piede, il portiere.

Prova Hierro dai trenta metri e ancora Pagliuca vola a deviare. Sempre piu’ Spagna: è angolo, sul quale Costacurta rimedia a Pagliuca battuto. Sommersi dagli spagnoli, aggrappati al caso per la prima volta davvero favorevole, gli italiani danno una sola impressione: approdare ai supplementari. Ma poi per fare cosa? Per arrivare dove, visto che gli avversari sono un’onda che ci investe e noi altro non sembriamo che un detrito? Fermate il cronometro di questo benedettissimo stadio Foxboro, fermate Boston e il mondo.

 
 

E’ l’88’, il minuto di Roberto Baggio. Fermate tutto e guardatelo, anche se la televisione vi ha già detto ogni cosa: Berti che prende palla a centrocampo, Signori che la gira sopra uno spagnolo malfermo e il campo che sul tocco si apre ampio alla falcata di Roberto. L’area, il portiere Zubizarreta gli si para di fronte e lo fa virare a destra. Troppo, sembra. Sembra, però: perchè Baggio si lascia cullare come un sughero e asseconda la traiettoria. Dribbla il portiere, intanto. Si decentra, è vero, riduce la luce della porta a uno spicchio sghembo, mentre rinvengono ringhiosi i difensori spagnoli ad appostarsi, sgomenti, sulla linea. Da quell’angolo senza luce lo spirito non basta, ci vuole il genio. E il punto di chiusura: Baggio batte arcuando il destro. Centra l’angolo. E’ tutto, perchè è il massimo. Sei minuti di recupero con gli spagnoli schiumanti non intaccano nulla. Avanti ancora, adesso sì.

 

 


9-7-1994, Boston (MO)
Italia-Spagna 2-1
Reti: 25’ D. Baggio, 58’ aut. Benarrivo, 88’ R. Baggio
Italia: Pagliuca, Tassotti, Benarrivo, Albertini (46’ Signori), P. Maldini, Costacurta, Conte (66’ Berti), D. Baggio, Massaro, R. Baggio, Donadoni. Ct: A. Sacchi.
Spagna: Zubizarreta, Alcorta, Otero, Baquero (64’ Hierro), Abelardo, Nadal, Ferrer, Goicoechea, Luis Enrique, Caminero, Sergi (60’ Salinas). Ct: J. Clemente.
Arbitro: Puhl (Ungheria).

​​​​​​​Giancarlo Padovan – Il Corriere della Sera del 10/07/1994